Sacro teschio di Sant'Anna

Sant’anna, la mamma di Maria

La storia della Reliquia

Durante l’espansionismo islamico,  San  Logino che era in Terra Santa  volle preservare il Sacro Corpo dalla Madre di Maria dalla profanazione e debbe ad affidarlo alle cure dei cristiani che qualche secolo dopo lo portarono prima presso i Carmelitani e poi in Francia  dove fu accolto nella cattedrale di Apt. Venne il tempo delle persecuzione di Marco Aurelio che costrinsero il vescovo Auspicio a nascondere il Sacro Corpo che altrimenti sarebbe stato profanato; così lo mise in una nicchia, scavata appositamente, dentro una bara di cipresso. Prima di murare la celletta, per pietà e rispetto, accese un lumino che naturalmente finendo l’ossigeno si sarebbe spento.

Passarono 630 anni e l’imperatore Carlo Magno si ritrovò a passare nella città di Apt mentre combatteva gli eretici. In quei giorni si festeggiava la festa del ringraziamento e un muto d’improvviso cominciò ad urlare e indico con insistenza un muro della cattedrale. Si comprese che lì si doveva scavare e così fu fatto…improvvisamente si scorse un bagliore sospetto…un lumino acceso, era il lumino che Auspicio aveva acceso 630 anni prima murando la celletta. La bara fu aperta e apparve il Sacro Corpo con una targhetta d’argento sul Capo che recitava in lettere greche ” Il Cranio di Sant’Anna la Madre della Madre di Dio”.  Accorsero presto tutti i nobili della zona e il Corpo fu spartito. Guglielmo Ventimiglia ottenne la maggior parte dei “frammenti” del cranio (parte Anteriore del Teschio, fronte e Mandibola Superiore più qualche altro frammento) barattandoli con i propri possedimenti in Lorena. Le rimanenti parti del Teschio restarono per un periodo in Francia poi  si sparsero in tutta Europa.  Il Ventimiglia fece sostituire col bronzo le parti del Teschio mancanti. Da questo momento  chiameremo le Reliquie del Sacro Teschio col nome di “Sacro Teschio di Sant’Anna” per semplificare .

Salito al trono Federico II , decise di combinare un matrimonio tra Arrigo Ventimiglia (residente ancora tra Francia e Italia del  Nord) e Isabella contessa di Geraci. Il matrimonio avvenne e il Ventimiglia condusse in Sicilia, prima a Palermo e poi a Geraci, il Sacro Teschio di Sant’Anna , siamo alla fine del XIII. Per due secoli la Sacra Reliquia rimase Nel Castello ventimigliano di Geraci, ma vuole la tradizione che in quel paese la gente adorava la Santa distrattamente (in siciliano il vocabolo tramandatoci dalla Tradizione è Malament e racchiude diverse sfumature di significato).

Nel 1454 il conte Giovanni I Ventimiglia decise di trasferire l’intera corte marchionale al castello di Castelbuono, terminato circa 130 anni prima, e ivi trasferisce anche il Sacro Capo di Sant’Anna. Il popolo accolse la Reliquia con somma fede. I castelbuonesi riversarono la loro devozione nella  Santa soprattutto perché era la Madre di Maria a cui l’intera cittadina è particolarmente legata  sin da quei tempi.

Sant’Anna ricambio la fede con molteplici miracoli alcuni dei quali particolarissimi, come il miracolo del fuoco; si narra infatti che il paese fosse devastato da un incendio che avanzava rapidamente e impossibile da spegnere con i secchi d’acqua, i castelbuonesi dunque vi condussero attraverso la Reliquia, al quale passaggio le fiamme si spegnevano, rinfrancando le anime afflitte dei cittadini.

Ma un brutto giorno il 25 Luglio 1603 una terribile notizia scosse il popolo di Castelbuono , quel giorno il marchese Giovanni III Ventimiglia  era arrivato nel paese per dare inizio ai solenni festeggiamenti e conduceva al maniero un  seguito di nobili. Giunta l’ora di esporre il Sacro Teschio il marchese si appresto ad aprire il cofanetto in cui era custodito ma…disgrazia…la Reliquia era sparita. Anche se il buon marchese cercò di nascondere l’accaduto  il popolo capì cosa era successo e divenne triste e a lutto, la campane non suonarono che a morto. Si tramanda che furono esposti addirittura manti neri alle finestre e fu smontata la “!Pinnata” allestita sotto l’arco per l’occasione. Il Marchese cominciò le ricerche del Teschio e subito si capì che a rubarlo era stato Fra Giovanni da Tusa. Quest’uomo di convento era stato arrestato e posto nelle carceri del castello per qualche causa sconosciuta. Poi per  intercessione del Padre Provinciale gli era stato concesso di  vagare libero per il maniero. Fece amicizia con il cappellano e n’ebbe le chiavi della cappella dedicata alla Santa, poi si finse pazzo. La sua presunta pazzia durò a lungo e si dice suscitasse l’ironia dei castellani, un giorno il monaco sparì e nessuno diede peso alla sua fuga.

Dopo il furto il marchese cercò il monaco ovunque e lo ritrovò dopo qualche tempo in un convento a Messina ma morente e disse “Santa Lucia” solamente. Tornato gaio a Castelbuono il buon marchese fece completamente rovistare la contrada che porta quel nome compresa l’antica chiesa (ancora esistente nell’omonima contrada “Santa Lucia”), ma niente… non fu ritrovato niente.

Nel 1610 il marchese era intenzionato a chiedere alla Santa Sede un’altra Reliquia di Sant’Anna ma Fra Francesco un virtuoso cappuccino lo conforta e gli preannunzia il ritrovamento del Sacro Cranio che sarebbe avvenuto tra qualche anno.

Dopo qualche anno  lo stesso Fra Francesco discorrendo con la contessa annunzia ” Si Eccellentissima, state allegramente che la ritroverete, e abbiate cura di custodirla come un prezioso tesoro. Ma io non potrò goderne la vista perché quando vi capiterà nelle mani non sarò più vivo” era il Dicembre 1614. Muore Fra Francesco poche settimane dopo e la profezia si avvera. Il 22 Gennaio 1615, nel convento di Santa Lucia del borgo a Palermo un frate zoppo dalla nascita stava zappando l’orto quando improvvisamente colpì una cassa sotterrata e apertola vide un cranio. Il povero frate penso che fosse saraceno e lo prese per  dargli altra sepoltura ma appena ebbe tra le mani quella Preziosa Reliquia guarì dalla sua infermità. Lo stesso legno della cassa che era stato a contatto col Cranio si dimostrò miracoloso, infatti prima spense le fiamme tra cui era stato buttato (le fiamme s’allontanarono crepitando)  poi guarì diversi ammalati tra cui un monaco afflitto dalle piaghe.

Il Cranio fu subito portato dall’inquisitore che in quel tempo era un certo Roxas ma nessuno dei presenti riuscì a decifrare le lettere greche.  Venne così chiamato il colto Abate di Santo Spirito (sempre a Palermo) il quale capì il significato di quelle lettere ma ingannando tutti finse di non comprendere e si licenziò. Il furbo Abate si recò così al castello di Ciminna ove era il marchese Giovanni III per cagioni private e gli comunicò l’accaduto. Giovanni III prese con se 200 cavalieri e li condusse sino alle porte di Palermo, ivi giunto per non destare sospetti fece entrare i cavalieri a gruppi dalle diverse porte e gli diede appuntamento davanti al palazzo del Roxas. I cavalieri giunti al palazzo lo circondarono, il marchese Giovanni intimò al Roxas di restituirgli la reliquia ma al rifiuto dell’inquisitore minacciò d’abbattere il palazzo. Si dice che uscì la moglie dell’inquisitore e supplicò il marito di fare ciò che gli veniva chiesto e l’inquisitore cedette.  Il Marchese prese in mano la Reliquia e con le gote irrigate dall’emozione l’avvolse nel manto  e stava per uscire da Palermo, purtroppo però l’esercito palermitano avvertito della presenza di tante persone all’interno delle mura, si mise ad inseguirli.

Sant’Anna ansiosa di tornare al paese a Lei votato ha mostrato gran miracolo, pronti i palermitani per attaccare s’armò il celo per farli fermare: furia di Venti, fulmini pioggia  fermò l’esercito regio e consentì al Marchese di fuggire verso Ciminna all’asciutto. Giunto a Ciminna poco distante d a Palermo il Marchese organizzo il ritorno a Castelbuono. Mandò ambasciatori in tutte le cittadine che avrebbe attraversato e vi inviò scorte di messi affinché al suo passaggio s’onorasse la Reliquia di Sant’Anna. Grandi furono i festini al passaggio del corteo. I nobili di ogni paese attraversato si aggiunsero al corteo. Tra tutti i paesi si ricorda la festa fatta dalla città di Termini che risuonò di colpi di cannoni, mortaretti e musica. Il Marchese  impiegò nove giorni per giungere a Castelbuono.

Giunto nei pressi del paese gli si parò dinanzi una scena singolare, infatti saputo dell’arrivo della reliquia i cittadini vi andarono incontro e si fecero trovare tutti a faccia a terra. Il conte allora spronò il cavallo e preso in mano il Teschio lo mostrò ai cittadini che si sciolsero nel tradizionale ” Evviva evviva à Matri Sant’Anna“.

Il Marchese parlò così interrotto dall’emozione “su fedelissimi vassalli, figli del mio sincero e cordiale affetto congautete mecum congratulamini mihi quia inveni drachmam, quam perierat (congratulatevi con me gioite con me perché ritrovai la Reliquia -dracma per la famosa parabola evangelica-  che era perduta)  Eccovi qui il perduto si, ma poco fa ritrovato Tesoro. Eccovi la Nonna, del vostro e mio comune redentore . eccovi la vostra singolar Patrona, e Protettrice; la quale s’è compiaciuta venir di nuovo ad abitar fra voi. Non più lacrime  per l’innanzi di mestizia e di dolori, ma d’allegria di gaudio e sommo giubilo. Allegrezza, allegrezza: giacché per l’avvenire avrete voi avremo tutti  a chi nei correnti bisogni ricorrere : ne sarà scarsa colei in far delle grazie, che fu Genitrice della Madre d’ogni grazia. Orsù giacché il gaudio è comune, e l’utilità che speriamo, universale; si faccia finalmente l’ingresso nella fortunata città con applausi comuni”

risposero i cittadini: ” tanto si farà (fararsi)” e riprese il principe: “Viva dunque  la Gloriosa Madre  Sant’Anna” e il popolo rispose in ultimo: “Viva, viva in sempre eterno (empiterno) la Madre di Maria , e la Nonna di Gesù nostra Avvocata Sant’Anna”

Il teschio fu condotto all’eremitaggio della Madonna del parto dove era custodito il corpo di San Guglielmo (Beato Guglielmo da Polizzi) in attesa che s’organizzasse la festa, l’enorme corteo ospitò anche i penitenti.  Vuole la tradizione che il marchese Giovanni ormai scottato prese il Teschio in segreto e lo portò al maniero dove lo conservò. Si costituì un comitato a cui presenziarono gli stessi Marchesi che pagarono l’intera festa. Furono istituiti 11 gironi di festa, nove in ricordo del viaggio compiuto e due di festa solenne.  I festeggiamenti cominciarono nel mese di settembre, con corse di cavalli, giochi, giochi artificiali, musica e fu fatta anche una lunghissima processione a cui presero parte tutte le confraternite con le “vare” dei rispettivi Santi, tutto il clero , due  vescovi, quattro abati mitrati fra cui quello di Santo Spirito, nobili, magistrati e tutto il popolo. Vennero eretti archi trionfali e superbi altari, vennero esposti preziosi ammanti e le chiese furono tutte ornate di ori e argenti, la processione entrò in tutte le chiese e passò per la maggior parte della strade. Dinanzi alla vara di Sant’Anna 24 bambini sparsero fiori a mò di Angioletti. Ad ogni cantone si spararono mortaretti e tutte le campane suonarono a festa per tutto il percorso mentre il popolo acclamava ad ogni istante “Viva  Viva à Matr Sant’Anna”. Appena la Reliquia arrivò al castello  una salva di “maschioni” comunicò ufficialmente il ritorno della Santa Reliquia. La Reliquia entrò ma il popolo non era ancora soddisfatto e così fu disposto da Giovanni III  che s’affacciasse un ultima volta per una solenne benedizione. Infine nella stessa sera Sant’Anna fu eletta Patrona della cittadina.

Ma le peripezie non hanno termine infatti altri due tentati furti s’ebbero nel novecento .

Durante la seconda guerra mondiale i francesi volevano impossessarsi della Sacra Reliquia, aprirono la grata ed estrassero la Santa Reliquia… ma appena usciti dalla cappella, giunti sulle scale, la reliquia diventa pesantissima. Loro scendono e la reliquia diviene sempre più pesante finche il peso diviene insostenibile e i francesi fuggono impauriti, la reliquia sarà ricondotta dai castelbuonesi in cappella senza alcuno sforzo.

Sempre durante la guerra gli americani cercarono d’impossessarsi della reliquia ma appena la reliquia varcò l’uscio della cappella…tutte le campane suonarono e per dar tempo ai castelbuonesi d’accorrere la Santa fece in modo che più scalini i ladri scendevano più le scale aumentavano. Appena la gente accorse mise in fuga gli americani e ricondusse  la reliquia dentro la cappella

 
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